que-sta|sta-nchezza li-quida
comenu-vola|le-nta questa lingua sottile che assottiglia la pelle che assomiglia alla lebbra
sto qui come qualcosa che sta qui chi sosta sosta e chi viene lo fa apposta un calore di lenta saliva che cola dalle membra avvolte nella lana e non con-sola
la salita dell'abbraccio mai dato resta fermo lo iato tra un io che scrive e un io che spinge con grandi dita dall'interno con-tro la pe-lle|buo-na dell'immo bili tà
la sicurezza è perdersi sentirsi liquidi liquefatti farsi permeare di life oltre la scorza assurda delle cose che non dann succo e sogni se tu non le spremi smuovendo le molecole e le suppliche
come supplica lirica liquida sonnolenta succulenta me ne sto come una mela matura spaccata come una melagranata brunita come un'assurda connivenza come una latenza come un dubbio o un dito o un sonno acuto e risaputo. se hai un vocabolario cercalo un senzo del mio dattilografato ossuto sputo
è che ho fame e ho mangiato troppo, mi sale come un rigurgito di vomito di trippa di melassa di muffa di fossa di crosta di potamo e paella, mortadella, è che ho sete ma bevo sempre in continuazione e piscio quando il piscio mi ha riempito la vescisa accovacciato come un ginepro al margine della boscaglia. è che questi jeans è troppo tempo che non li lavo, saranno due eternità e tre giri di valzer, troppo sole sulle mie piantine sulla lavatrice sul davanzale fra la spazzatura che zampilla fuori dalle buste e zampetta come le tarme sui miei cappotti, come le muffe camminano agli angoli della mia casa-scarabocchio
è che l'arabesco dei miei occhi che cercano a fatica nella sfiga e nella foga mi piange solo un attimo al pensiero del tutto, dell'unita nelle sue varie particolari vertiginose frammentarie declinazioni, è che ripenso a un tratto alla scopata di ieri, a quella gente estranea che si incastrava alla foga alla finzione ai gemiti fintissimi a quanto ci siamo sentiti pornodii ed eravamo solo un branco di poveracci disperati, arrapati e soli, in una casa troppo sporca, con un pavimento dal posto del pavimento e una coperta sudicia per terra, per i piedi e leginocchia. non siamo belli e felici come in foto, non siamo. è che stanotte ho sognato tra i froci in luogo impossibile il mio migliore amico di un tempo, parlo di 100000 esistenze fa, e ci incontravamo piano e lui era giovane e ci salutavamo
e l'ho chiamato stasera - poco fa. ma era finto anche quello. è che ho troppa fame anche se ho mangiato poco e troppa sete anche se non ho bevuto è che sono un colabrodo senza l'acqua dentro è che c'ho le piaghe senza avere mai avuto anche solo una vaga ipotesi di pelle è che
(delirio del giorno)
c a tt i v e ll o m i a o m i a o p u zz i t r o m b o l a n t e